Le parole non sono mai innocue, possono ferire e anche portare a conseguenze terribili su ragazzini e adolescenti. Gli inglesi lo definiscono “hate speech”, discorso d’odio, sottolineando come questa sia una pratica ormai diffusissima soprattutto sui social.

Le parole non sono mai innocue, possono ferire e anche portare a conseguenze terribili su ragazzini e adolescenti.

Gli inglesi lo definiscono “hate speech”, discorso d’odio, sottolineando come questa sia una pratica ormai diffusissima soprattutto sui social.

Fortunatamente le parole, oltre a ferire, possono anche guarire e portare conforto. Trasformare i discorsi d’odio in discorsi d’amore non è semplice, ma è possibile con l’aiuto di famiglie e insegnanti preparati alle sfide di una modernità che spesso ci sfugge di mano.

Ne ho parlato davanti ad una platea speciale, formata da 2.400 studenti di 95 classi di quarta, quinta elementare e di prima e seconda media. Ragazzi splendidi che, soprattutto dopo le privazioni del lock down, hanno bisogno di crescere in un ambiente sano, sia fisico che virtuale.

Non lasciamoli soli con l’odio. Stiamogli accanto, cerchiamo di monitorare quello che per loro è un gioco ma, spesso, può configurare anche diverse fattispecie di reato.

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