Da circa un anno sto lavorando sulla legge quadro sulla disabilità, alla quale tengo tantissimo. Questa legge cambierà, spero in meglio, la qualità della vita di tutte le persone con disabilità del Lazio, perché è una legge che ragiona di inclusione, autonomia e di “budget salute”, cercando di rendere veri i diritti costituzionali delle persone, diritti che prevedono che tutti siano uguali e che quindi, a prescindere dalle barriere culturali o da quelle fisiche, possano vivere a pieno la propria esistenza. Con questo spirito facciamo una legge che interviene sulla scuola, sulla cultura, sullo sport, sulla formazione e sul lavoro, inserendo aspetti per me fondamentali, che vanno dal supporto per abbattere le barriere architettoniche dentro casa, ai mutui per acquistarne una nuova, al cambiamento degli spazi urbani in un’ottica di design for all, all’accompagnamento nel lifelong learning delle persone con disabilità che siano davvero assorbite dal mondo del lavoro non in modo pietistico ma in modo utile, sia alla persona, sia al contesto lavorativo.

In questo quadro c’è una cosa che mi ha sempre colpito tantissimo: l’articolo 32 della Costituzione, quello del Diritto alla Salute: a differenza di altri Paesi, dove se non hai un’assicurazione medica non è detto che verrai curato, da noi i Padri Costituenti hanno chiarito in modo inequivoco che chiunque abbia diritto alla salute a prescindere dalle proprie condizioni economiche, reddituali, e di contesto familiare. Questo significa, per esempio, che se si ha una disabilità gravissima, il servizio sanitario nazionale e i servizi sociali debbano supportare la persona con disabilità a prescindere da ogni condizione. Quindi anche il fatto stesso che ci siano delle graduatorie è discutibile, possono esserci laddove ci sono patologie di gravità diverse che prevedono priorità di intervento, ma in generale l’accesso ai servizi va garantito a tutti quelli che hanno i requisiti.

Ho presentato ed è stato approvato un emendamento al Collegato di bilancio, per affermare che è inaccettabile ciò che succede, ad esempio al Comune di Roma, sulla disabilità gravissima: cioè che i fondi vengano erogati fino a esaurimento degli stessi, lasciando alcuni soggetti aventi diritto privi di sussidi (per tacer dei ritardi nell’erogazione).

Questo emendamento al comma 5 dell’articolo 53 della Legge Regionale 11/2016, che aggiunge le parole “garantendo comunque le prestazioni socio-sanitarie essenziali” e che sembra una mera dichiarazione di intenti, cambia invece radicalmente l’impostazione dei servizi sanitari erogati dai comuni del Lazio, perché dà diritto a chi ha una patologia o una disabilità di usufruire dei servizi relativi a prescindere da tutto.

Il diritto alla Salute deve essere inteso come lo spiega l’OMS, ovvero il diritto a vivere a pieno la propria esistenza con dignità.

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