Da circa un anno, grazie alla sollecitazione di due reti associative “Co.S.M.O.” e “Co.R.S.A.” e al lavoro congiunto con la mia collega Francesca De Vito, abbiamo incontrato ed ascoltato in maniera capillare le scuole di musica presenti nel territorio romano per capire quali sono le trasformazioni normative che gli consentirebbero un lavoro migliore.

Va fatta una premessa: purtroppo la formazione musicale in Italia, da sempre, pur con qualche riforma che c’è stata negli ultimi anni, non ha il posto che merita nella gerarchia della formazione, pur essendo provato l’altissimo valore della musica fin dalla primissima infanzia. E’ dimostrato come i bambini che fanno musica in età prescolare (si pensi, ad esempio, al metodo Gordon che nasce appositamente con l’obiettivo di avvicinare i bambini alla musica fin dal terzo mese) acquisiscano competenze logico-matematiche del 30% superiori ai loro coetanei. Quindi non solo è utile per imparare a suonare, a cantare o ad essere armonici, ma è utile a 360 gradi. Questa è una cosa scientificamente provata, e nella maggior parte dei paesi del Mondo, la musica viene inserita nella formazione dell’obbligo. Da noi, fino alle scuole medie, in cui c’è solo un’ora settimanale di musica curriculare, il lavoro fatto è molto blando e lasciato all’autonomia e al buon cuore dei singoli percorsi formativi.

Ho sempre pensato che questo fosse un grande limite, fin da quando facevo l’Assessore alla Scuola nell’attuale II municipio di Roma. Ho cercato col tempo di lavorare con queste stesse associazioni per inserire progetti integrativi: dalla musica in culla che sperimentammo ai nidi con la Scuola Popolare di Donna Olimpia, alla musica per gli adolescenti che abbiamo proposto con Feliciano Zacchia e la “Sonus Factory”, passando per il coro e l’orchestra del municipio che sperimentammo con “Civica Scuola delle Arti”. Abbiamo cercato di far entrare nella scuola dell’obbligo tutte le eccellenze del territorio, perché lo ritenevamo fondamentale.

Mi ricordo ancora che, un giorno, entrando nella basilica di San Lorenzo, grazie al lavoro di Annalisa Pellegrini, trovai mia figlia Maddalena, adesso diciottenne ma che all’epoca aveva solo tre anni, che cantava brocardi in latino assieme al coro municipale del quale faceva parte. Passione per le lettere antiche che le è rimasta. Oppure mio figlio Elia, che oltre a studiare giurisprudenza, fa il rapper e grazie alla “Sonus Factory” è riuscito a capire l’importanza di suonare uno strumento e dell’intelligenza laterale. La sua è così laterale che riesce a passare dal rap al diritto privato.

Per queste ragioni ritengo assurdo che chi privatamente o in modo associativo si organizza per fornire questo servizio (che ripeto, la scuola pubblica non riesce ad offrire come dovrebbe, con la sola eccezione dei licei coreutici e delle esperienze musicali di conservatorio) non possa avere diritto a tutte le agevolazioni ed esenzioni a cui hanno diritto tutti gli altri enti di formazione: si pensi all’esenzione dall’iva, ai contributi pubblici, all’accesso e all’utilizzo di sedi pubbliche o ad altre opportunità. Abbiamo quindi elaborato una legge, con la Consigliera De Vito, che porteremo in votazione il prossimo autunno e abbiamo scritto questo emendamento al collegato di bilancio, che modifica la legge regionale n. 15 del 2014 che detta disposizioni in materia di spettacolo dal vivo. L’emendamento che è stato approvato dall’Aula del Consiglio Regionale aggiunge un articolo, che è il 12bis, con il quale l’attività delle scuole di musica sarà riconosciuta in ambito formativo. Chi insegna musica potrà ottenere il riconoscimento regionale, che significa poter accedere ai fondi e avere diritto alle agevolazioni fiscali. Gli insegnanti potranno quindi essere riconosciuti come un tassello fondamentale della formazione dei cittadini del Lazio.

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