Ho partecipato ad un’iniziativa per me inusuale, un corso gratuito di autodifesa per donne. “Colpisco e scappo”, questo il nome dell’evento, è stato organizzato dai maestri Angelo Rodio e Adolfo Bei nella palestra Daily Training Sporting Club di Roma. Un’iniziativa che abbiamo voluto patrocinare come Regione Lazio.

Un’esperienza intensa che mi ha permesso di conoscere la campionessa olimpica Simona Quadarella e tante ragazze straordinarie che hanno deciso di imparare a difendersi da chi, purtroppo, le odia. Donne che sono stanche di essere vittime e che vogliono reagire.

I dati sulla violenza di genere, del resto, sono allarmanti: sono 89 al giorno le donne che vengono aggredite in Italia e nel 62% dei casi si tratta di maltrattamenti in famiglia. Secondo le ultime rilevazioni effettuate dalla Polizia di Stato, nel periodo che va dal gennaio all’agosto del 2021, l’indice di donne uccise è pari al 41% e nel 72% dei casi l’autore è il marito o l’ex marito: cifre ancora troppo elevate che fanno emergere un quadro angosciante.
In questo difficile contesto si aggiunge un altro dato negativo: sale il numero delle donne che lasciano i propri figli nei primi anni dopo la nascita. Nel gennaio-agosto 2020 erano il 25%, mentre nello stesso periodo del 2021 del 31%; attualmente la percentuale è arrivata al 40.

Le donne che decidono di denunciare i loro aggressori sono ancore poche. Guardando ai dati completi del 2020 provenienti dal report D.i.Re (Donne in rete contro la violenza) emerge il fatto che le vittime che scelgono un percorso giudiziario, supportate dai centri antiviolenza, rappresentano solo il 27% del totale. Le donne che invece scelgono di rivolgersi ai Centri Anti Violenza per chiedere aiuto, hanno un’età compresa tra i 30 e i 49 anni (54,7%), sono soprattutto italiane (solo il 26% sono straniere) e il 56,1% di loro non ha alcun tipo di disagio e/o dipendenza.

Si tratta di violenze fisiche o sessuali che spesso si accompagnano a violenze psicologiche o di carattere economico: la violenza più frequente è quella psicologica, subìta dalla grande maggioranza delle donne (77,3%), seguita da quella fisica (60,3%). Almeno 1 donna su 3 (33,4%) subisce violenza economica, mentre la violenza sessuale (15,3%) e lo stalking (14,9%) sono esercitate in un numero di casi più basso.

Anche le condizioni economiche delle vittime sono molto precarie: una donna su tre che subisce violenza è a reddito zero (32,9%) e meno del 40% può contare su un reddito sicuro. Si tratta infatti di donne che non hanno mai avuto accesso al mondo del lavoro o che lo hanno dovuto lasciare proprio a causa della difficile situazione familiare in cui vivono. È quindi necessario offrire a chi subisce violenza tirocini formativi, borse e corsi di studio per aiutarle a completare la loro formazione e renderle indipendenti.

L’autodifesa, chiaramente, dovrebbe essere l’ultima spiaggia, una scelta a cui le donne non dovrebbero mai arrivare, ma purtroppo non è così. Oltre ad avere come scopo la preparazione fisica, questa disciplina ha anche una funzione psicologica: quella di far sentire le donne più sicure di loro e più consapevoli dei loro mezzi.

La Regione Lazio, da parte sua, lavora ogni giorno per non lasciare sole le donne vittime di violenza. Per questo crediamo sia fondamentale patrocinare attività come corsi di autodifesa, sportelli di sostegno psicologici, case-rifugio e centri antiviolenza.

Certamente possiamo e dobbiamo fare di più: mi impegno personalmente per aumentare l’offerta, affinché nessuna rimanga da sola. Mai più.

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